Aspetti Fiscali

Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2017

Lo psicologo che svolge l’attività di libero professionista è necessariamente in contatto diretto con tutto ciò che concerne l’apparato normativo nel settore fiscale. In questa sezione del sito mettiamo a disposizione degli iscritti una serie di informazioni sugli adempimenti e alcuni strumenti utili per l’attività professionale.

1) Apertura della partita I.V.A.
2) Compilazione di una parcella
3) Detraibilità e deducibilità delle prestazioni rese da psicologi
4) Partita I.V.A. o prestazione occasionale
5) Prestazioni dello psicologo esenti e soggette a I.V.A.
6) Regimi fiscali agevolati (principali disposizioni)
7) Studi di settore
8) Intervista al commercialista dott. Torazza
9) “101 questioni di fisco: domande e risposte per psicologi”
a cura dell’ENPAP
10) Circolari del commercialista


1) APERTURA DELLA PARTITA I.V.A

In linea di massima è necessario ricorrere all’apertura della partita I.V.A., e quindi emettere fatture, in presenza delle seguenti caratteristiche dell’impegno professionale:
– Abitualità nell’esercizio del lavoro autonomo.
– Pluricommittenza (ossia lavorare per più aziende).
– Garanzia di reddito costante.

L’apertura della partita I.V.A. può essere fatta in 2 modi:
– Rivolgendosi direttamente alla più vicina “agenzia delle entrate” entro 30 giorni dall’inizio attività: l’apertura è immediata. La sede dell’agenzia può essere individuata o sulla rubrica telefonica o mediante consultazione dell’apposito sito internet.
– Rivolgendosi ad un commercialista: l’apertura avviene con procedura informatica ed è operativa, di massima, in giornata o comunque nelle 24 ore successive all’operazione.
Aprire la partita I.V.A. non costa nulla. Se si opta per l’apertura di partita I.V.A., è tendenzialmente meglio farlo a inizio anno, in quanto la dichiarazione dei redditi viene redatta sull’anno solare e anche l’ENPAP fa riferimento all’intero anno in corso.

Molte prestazioni che lo psicologo può erogare sono esenti I.V.A..

Viene riportato di seguito un elenco esemplificativo.

ELENCO DELLE PRESTAZIONI DELLO PSICOLOGO
AI FINI DI DETERMINARNE L’ESENZIONE O MENO DALL’ I.V.A.
(art. 10, n. 18, D.P.R. 633/72)

Prestazioni esenti I.V.A.

Ogni prestazione di natura clinica è esente da I.V.A.. In via generale si possono considerare prestazioni cliniche quelle nelle quali lo psicologo si adopera per la cura di una determinata patologia o per la sua prevenzione.
A titolo esemplificativo si possono ricondurre in queste fattispecie:
– Colloqui psicologici. Si tratta di colloqui finalizzati alla ricerca di spiegazioni psicologiche per determinati problemi (difficoltà di apprendimento, problemi nel rapporto genitori-figli o insegnanti-allievi, ecc.).
– Colloqui di sostegno: sono colloqui finalizzati al sostegno psicologico di persone con problemi psicopatologici lievi ed episodici.
– Colloqui psicodiagnostici. Sono colloqui finalizzati all’individuazione di specifiche condizioni psicopatologiche.
– Consultazioni psicologiche. Si chiede allo psicologo un parere su problemi esistenti nell’individuo o nella coppia o nella famiglia e sulle relative possibilità di trattamento.
– Somministrazione di test psicoattitudinali. Sono test utilizzati ai fini dell’orientamento scolastico o professionale o nel contesto a fronte di problematiche di apprendimento.
– Somministrazione di test proiettivi. Sono test utilizzati per trarre un profilo psicologico dell’individuo quasi sempre con fini diagnostici o di orientamento per la cura.
– Supervisione. E’ un’attività rivolta sia a colleghi che chiedono di essere seguiti nel trattamento psicoterapeutico di pazienti, sia ad operatori socio-sanitari (ad esempio infermieri) nel loro rapporto professionale con degenti. Può essere rivolta sia a singoli che a gruppi di operatori.
– Conduzioni di gruppi. E’ un’attività meno nota ma con una precisa caratterizzazione professionale. Lo psicologo, che in genere ha fatto una formazione specifica, può condurre gruppi con scopi psicoterapeutici o di formazione clinica o di formazione all’uso della relazione in ambito professionale (ad esempio per insegnanti) o di formazione alle relazioni interpersonali in ambito aziendale (Training group).
– Sedute di psicoterapia individuale, di coppia, di famiglia, di gruppo.

Prestazioni imponibili I.V.A. (I.V.A. 22%):

Sono da considerarsi prestazioni imponibili I.V.A. tutte le prestazioni che non hanno natura clinica.
– Colloqui di selezione. Sono colloqui o interviste finalizzate alla selezione del personale o alla valutazione del personale in caso di riorganizzazione.
– Insegnamento di materie psicologiche. Sono insegnamenti che possono essere attuati in vari contesti (Scuole pubbliche, scuole private, corsi di formazione aziendale, corsi di aggiornamento regionali, ospedali, ecc.). Gli insegnamenti riguardano sia la psicologia generale che la psicologia clinica e la psicopatologia.
– Formazione clinica. Sono prestazioni che riguardano l’attività in scuole di psicoterapia sia sotto forma di insegnamento di materie specifiche, sia sotto forma di supervisione.
– Perizie psicologiche. Servono sia per fornire un parere a tribunali o legali sulle condizioni psicologiche o psicopatologiche che hanno portato un individuo a compiere un determinato atto, sia per fornire al giudice indicazioni utili per l’eventuale affidamento di un minore.


2) COMPILAZIONE DI UNA PARCELLA

Riportiamo alcuni esempi di calcolo fatture, che si riferiscono ai diversi regimi fiscali adottati e alle relative modalità di compilazione del documento:

Regimi “normali” (contabilità ordinaria) – Prestazione soggetta ad I.V.A.

Regimi “normali” (contabilità ordinaria) – Prestazione esente I.V.A.

Regime agevolato (Contribuenti super-minimi)


3) DETRAIBILITA’ E DEDUCIBILITA’ DELLE PRESTAZIONI RESE DA PSICOLOGI

La detraibilità/deducibilità fiscale a favore dei Clienti per le spese sostenute in relazione a prestazioni rese da Psicologi e Psicologi Psicoterapeuti

In generale, sono detraibili come spese mediche specialistiche tutte le spese sostenute per prestazioni sanitarie, sia psicoterapeutiche sia di altra natura, purché rese da un iscritto all’Albo degli Psicologi, dotato di specializzazione post-lauream in Psicoterapia o in altra disciplina. In aggiunta a ciò, tra le spese mediche generiche sono detraibili tutte le spese sostenute da un contribuente a fronte di una prestazione resa da uno psicologo regolarmente iscritto all’Albo.

Per i soli contribuenti indicati all’art. 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104 (ovvero i soggetti normativamente individuati come disabili), le spese mediche (generiche, e pertanto anche quelle sopra richiamate come tali, danno diritto ad una deduzione dal reddito complessivo, anziché ad una detrazione dall’imposta lorda.

Di seguito il testo completo dell’articolo, scaricabile anche in versione pdf

Il Testo Unico delle imposte sui redditi disciplina, attualmente all’art. 15, le detrazioni dall’Irpef che spettano ai contribuenti; in particolare al comma 1 lettera c) è scritto che spetta una detrazione del 19% della spesa complessiva (con una franchigia di euro 129,11) per il sostenimento di “spese sanitarie”.
Tale locuzione è poi chiarita come segue dal legislatore stesso: “Dette spese sono costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica… e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere”.
Pertanto, ai fini della detrazione fiscale la normativa tributaria che riguarda più specificamente le prestazioni rese da Psicologi e/o Psicologi-Psicoterapeuti fa riferimento a:

a) spese mediche e di assistenza specifica;
b) spese per prestazioni specialistiche.

Le spese di assistenza specifica riguardano in realtà le prestazioni rese da personale paramedico abilitato (infermieri professionali) o autorizzato ad effettuare prestazioni sanitarie specialistiche, quali prelievi o applicazioni con apparecchiature elettromedicali.
È pertanto necessario approfondire cosa si intenda per spese mediche (generiche) e prestazioni (sanitarie) specialistiche, atteso che le spese sostenute per dette prestazioni danno diritto alla detrazione; e più in particolare se le spese conseguenti a prestazioni rese da psicologi rientrino nell’ambito delle spese mediche generiche o delle spese per prestazioni (sanitarie) specialistiche.

SPESE MEDICHE (GENERICHE)

Tale espressione compare, con una piccola variante, fin dalla prima versione del DPR 29 settembre 1973 n. 597 e fin da subito ci si è posti il problema dell’ampiezza da dare al suo significato; se cioè confinarla alle spese per prestazioni rese da un laureato in medicina o ampliarla, con un connotato meno tecnico, alle spese per prestazioni di cura e riabilitazione, anche se rese da non medici.
In tale senso non vi è mai stato dubbio, ad esempio, che le spese per cure termali, sebbene rese da non medici, diano diritto alla detrazione qualora prescritte da un medico. Ma in assenza di prescrizione medica? Per rispondere a tale domanda è utile, richiamare la normativa di cui all’art. 10 comma 1 n. 18 del DPR 633/72 laddove vengono identificate le prestazioni sanitarie con quelle di diagnosi, cura e riabilitazione e di cui al decreto interministeriale 21 gennaio 1994 n. 26 (applicativo del già citato articolo 10) laddove si conferma che, almeno ai fini dell’ermeneutica fiscale, lo psicologo esercita una “professione sanitaria”; e ciò, si noti bene, benché la sua professione non fosse soggetta a vigilanza ai sensi dell’art. 99 del Testo Unico delle leggi sanitarie. Non solo, ma nell’ambito del medesimo decreto veniva affermato che il carattere sanitario delle prestazioni di cura e riabilitazione rese dagli psicologi era presente “ex se” e non solo quando erogate a seguito di prescrizioni mediche. Ora, sebbene il decreto n. 26 sia stato abrogato con l’entrata in vigore del decreto interministeriale 17 maggio 2002, non è stata modificata la sostanza dell’inquadramento sopra descritto. Pertanto, e in assenza di un’interpretazione ufficiale dell’Amministrazione Finanziaria di senso contrario, appare fondato il diritto alla detrazione delle spese sostenute da un contribuente per prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese da uno psicologo iscritto all’albo.

SPESE PER PRESTAZIONI (SANITARIE) SPECIALISTICHE

Tale espressione compare per la prima volta nella normativa tributaria all’art. 10 del DPR 29 settembre 1973 n. 597 per le spese sostenute nel 1980 e verrà poi trasfusa, senza modifiche, prima all’art. 10 del Testo Unico delle imposte sui redditi, poi all’articolo 13-bis ed infine nell’attuale articolo 15. La circolare del Ministero delle Finanze 23 aprile 1981 n. 14 è stata la prima fonte interpretativa della espressione in oggetto e si espresse come segue: “per prestazione specialistica deve intendersi quella resa da un medico specialista nella particolare branca cui attiene la specializzazione. Sono specialisti i medici che risultano in possesso dello speciale diploma rilasciato da un’Università”. Tale interpretazione, che sembrava a prima vista escludere prestazioni rese da non medici o anche da medici generici, era però integrata da un elenco di esami e terapie che “diventavano” prestazioni specialistiche se prescritte da un medico, anche se non specialista (esami di laboratorio, elettrocardiogrammi, tac, ecografie, indagini laser, ginnastica correttiva e di riabilitazione degli arti, chiroterapia…) ed eseguite da un tecnico.
Successivamente tuttavia, il Ministero è tornato sull’argomento con la circolare 6 febbraio 1997 n. 25, valorizzando nel testo legislativo non tanto il richiamo alla medicina quanto all’attributo “sanitarie”, che deve intendersi certamente di significato più ampio. Appare possibile qui richiamare nuovamente, per attribuire un significato tecnico al termine, la normativa di cui all’art. 10 comma 1 n. 18 del DPR 633/72 laddove circoscrive le prestazioni sanitarie a quelle di diagnosi, cura e riabilitazione (vedi sopra). Alla luce di tale sviluppo si inquadra quindi la nota interpretazione ministeriale in relazione alle prestazioni rese da psicoterapeuti. Infatti, in una rassegna di risposte pubblicata da FISCOOGGI (Rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate) il 28 luglio 2006, lo stesso Ministero delle Finanze ha chiarito che “rientrano tra le spese sanitarie detraibili le spese per prestazioni mediche (?) specialistiche sostenute per sedute di psicoterapia rese da medici specialisti o da psicologi iscritti all’Albo”.
Sulla scorta di queste interpretazioni, che certamente tengono conto, rispetto alla precedente circolare, dell’evoluzione intervenuta nel novero delle prestazioni sanitarie specialistiche dal 1981 al 2006, è agevole concludere per la detraibilità delle spese sostenute da un contribuente a fronte di una prestazione di psicoterapia resa da uno psicoterapeuta iscritto all’Albo degli Psicologi, in quanto dotato di specializzazione. Perfettamente assimilabili alle spese di cui sopra sono quelle sostenute a fronte di altre prestazioni sanitarie rese da un iscritto all’Albo degli Psicologi, dotato di eventuali altre specializzazioni post-lauream, diverse da quella di psicoterapia. Pertanto appare fondato il diritto alla detrazione delle spese sostenute da un contribuente per prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione, rese da uno psicologo iscritto all’Albo e dotato di specializzazione.


4) PARTITA I.V.A. O PRESTAZIONE OCCASIONALE

L’apertura della partita IVA è obbligatoria se l’attività viene svolta in via abituale, mentre non lo è se è svolta in via occasionale: non esistono limiti economici (reddito annuo) o numerici (numero di pazienti o numero di prestazioni) che possano identificare la abitualità o meno dell’esercizio. Pertanto è opportuno verificare preliminarmente con un commercialista, sulla base delle proprie previsioni di breve periodo (prospettive di clientela, contratti in via di definizione con enti, privati o pubblici, onlus, cooperative ecc.) e degli altri elementi di futuro esercizio della professione (es. si ipotizza di prendere in locazione un locale per adibirlo a studio o, al contrario, si eserciterà temporaneamente l’attività tra le mura domestiche), se la propria attività potrà comportare l’obbligo di apertura della partita I.V.A. fin da subito. La scelta è delicata, non solo per evidenti motivi di regolarità fiscale, ma anche per una stima dei rapporti costi/benefici che comporta aprire la partita iva rispetto ad esercitare occasionalmente la professione.

In ogni caso occorre ricordare che la prestazione sanitaria erogata dallo psicologo è deducibile al 100% da parte del cliente/paziente in sede di dichiarazione dei redditi, sia che venga certificata attraverso fattura, sia che si rilasci una notula (sebbene si abbia notizia del comportamento difforme di qualche Agenzia delle Entrate).

Prestazione occasionale

Si definisce rapporto di prestazione occasionale quel rapporto di collaborazione in cui la prestazione resa non è caratterizzata dal coordinamento e dalla continuità ma che, al contrario, comporta obbligazioni che si esauriscono con il compimento di un’unica prestazione ad esecuzione istantanea, occasionale, destinata a non ripetersi nel tempo.

Apertura della partita I.V.A.

In linea di massima è necessario ricorrere all’apertura della partita I.V.A., e quindi emettere fatture, in presenza delle seguenti caratteristiche dell’impegno professionale:

  1. Abitualità nell’esercizio del lavoro autonomo.
  2. Pluricommittenza (ossia lavorare per più aziende).
  3. Garanzia di reddito costante.

L’apertura della partita I.V.A. può essere fatta in 2 modi:

  1. Rivolgendosi direttamente alla più vicina “agenzia delle entrate” entro 30 giorni dall’inizio attività: l’apertura è immediata. La sede dell’agenzia può essere individuata o sulla rubrica telefonica o mediante consultazione dell’apposito sito internet.
  2. Rivolgendosi ad un commercialista: l’apertura avviene con procedura informatica ed è operativa, di massima, in giornata o comunque nelle 24 ore successive all’operazione.

Aprire la partita I.V.A. non costa nulla. Se si opta per l’apertura di partita IVA, è tendenzialmente meglio farlo a inizio anno, in quanto la dichiarazione dei redditi viene redatta sull’anno solare e anche l’ENPAP fa riferimento all’intero anno in corso.


5) PRESTAZIONI DELLO PSICOLOGO ESENTI E SOGGETTE A I.V.A

ELENCO DELLE PRESTAZIONI DELLO PSICOLOGO AI FINI DI DETERMINARNE L’ESENZIONE O MENO DALL’ I.V.A. (art. 10, n. 18, D.P.R. 633/72)

La normativa vigente non prevede un elenco ufficiale delle prestazioni esenti/non esenti IVA di emanazione della Agenzia delle Entrate, in quanto l’esenzione o l’applicazione dell’IVA dipende dalla natura e dalla finalità della prestazione psicologica che talvolta può non avere una definizione univoca.

Resta quindi valida l’indicazione a consultare un commercialista di riferimento oppure contattare l’ Agenzia delle Entrate.

In via generale ogni prestazione di natura clinica è esente da I.V.A. Si possono considerare prestazioni cliniche quelle nelle quali lo psicologo si adopera per la cura di una determinata patologia o per la sua prevenzione.

Ogni attività che non sia direttamente finalizzata alla salute della persona (prestazione sanitaria di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona) è invece assoggettata all’I.V.A. in misura del 22%. Pertanto, prestazioni professionali concernenti le aree della psicologia del lavoro e della formazione, dell’educazione e dell’orientamento, della comunità, dello sport, nonché l’attività peritale e la psicologia giuridica sono escluse dall’esenzione IVA.

Scarica l’elenco esemplificativo delle prestazioni esenti o assoggettate a IVA.


6) REGIMI FISCALI AGEVOLATI (PRINCIPALI DISPOSIZIONI)

Regime dei super-minimi

Dal 1° gennaio 2012 i regimi forfettari dei minimi e delle nuove iniziative sono stati aboliti: non possono più beneficiare del regime dei minimi i contribuenti che, pur possedendo i 10 requisiti «originari» per applicarlo, hanno aperto una posizione iva per intraprendere “un’attività d’impresa, arte o professione” entro il 31 dicembre 2007 ovvero non rispettano le condizioni aggiunte dalla manovra 2011 (non esercizio di attività di impresa o professionale nel triennio precedente, non mera prosecuzione di altra attività già svolta come dipendente o autonomo ecc.).
In particolare, l’articolo 27 del Decreto Legge 98/2011 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria, “manovra di luglio”) ha unificato in un unico regime fiscale forfettario quelli attualmente in vigore. Questo nuovo regime sostituirà quindi l’attuale regime dei contribuenti minimi a partire dal 1° gennaio 2012.
Il 22 dicembre 2011 sono stati inoltre emanati i Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate (n. 185820 e 185825), che dispongono le modalità attuative del nuovo regime fiscale 2012.

Chi può aderire

Possono aderire al nuovo regime agevolato le persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa o di lavoro autonomo dal 1° gennaio 2012, oppure che l’hanno intrapresa successivamente al 31 dicembre 2007, e che possiedono i requisiti previsti dal vecchio regime dei minimi. Nel dettaglio:
–      Nell’anno solare precedente, i ricavi o compensi non devono aver superato la soglia di 30.000 euro (non rilevano i ricavi per adeguamento agli studi di settore).
–      Nell’anno solare precedente, il contribuente non deve aver sostenuto spese per personale a suo carico (dipendenti o collaboratori a progetto).
–      Nell’anno solare precedente, il contribuente non deve aver effettuato cessioni all’esportazione.
–      Nei tre anni precedenti, il contribuente non deve aver acquistato complessivamente, anche mediante contratti di locazione, beni strumentali di valore complessivo superiore a 15.000 euro (i beni strumentali utilizzati in modo promiscuo dovranno essere conteggiati per un valore pari al 50 per cento).
–      Non possono rientrare nel regime i contribuenti che partecipano a società di persone o ad associazioni professionali.
–      Il contribuente non deve aver esercitato, nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività, alcuna attività d’impresa, artistica o professionale, anche in forma associata o familiare.
–      L’attività da esercitare non deve costituire, in alcun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta dal contribuente sotto forma di lavoro dipendente o autonomo o come collaborazione coordinata e continuativa (escluso il periodo impiegato come tirocinante). 

La grande novità rispetto al passato risiede nel fatto che i compensi non sono assoggettati a ritenuta d’acconto e che la tassazione scende dal 20 al 5%.
Viene chiarito che rientreranno nei “super-minimi” – oltre ai vecchi minimi – anche i contribuenti (in possesso dei requisiti sopra richiamati) che hanno iniziato l’attività dopo il 31 dicembre 2007 e che avevano optato per il regime delle nuove iniziative imprenditoriali o “forfettino” (legge 388/2000) o per il regime ordinario. Come per i vecchi minimi, questi accederanno al nuovo regime di vantaggio per i «periodi d’imposta residui al completamento del quinquennio e non oltre il compimento del 35° anno di età».
Quindi potranno farne parte – se in possesso dei requisiti – anche coloro che avevano aderito al regime delle nuove iniziative e a quello ordinario, sempre però nei limiti temporali previsti dalla normativa.
Inoltre, l’imposta sostitutiva passerà dal vecchio regime dei minimi (20%) al nuovo dei “super-minimi” (5%), imposta che  sarà liquidata annualmente in sede di dichiarazione dei redditi.

La fatturazione dei compensi, pur restando immutata rispetto al corpo della fattura (numero, data, descrizione della prestazione, ammontare del compenso, contributo integrativo Enpap), dovrà riportare in calce le seguenti diciture:
–        “escluso IVA art 27 dl. 98/2011” => sempre (così come già previsto dal regime dei contribuenti minimi ante modifiche);
–        “non soggetto a ritenuta d’acconto ex art. 27 commi 1 e 2 DL 98/2011 – reddito soggetto a imposta sostitutiva” => ogni volta che la fattura è rivolta ad un soggetto sostituto d’imposta (es: società, associazioni, enti pubblici e privati, professionisti, imprese, ecc…).

Niente ritenuta d’acconto

Coloro che hanno le caratteristiche di ex contribuente minimo (ricavi inferiori a 30mila euro, assenza di collaboratori o dipendenti, etc.) e contemporaneamente sono in possesso dei requisiti stabiliti dall’art. 27 del DLgs 98/2011 per rientrare nel nuovo regime agevolato (dei “super-minimi”), potranno beneficiare di grossi vantaggi: oltre all’applicazione dell’imposta sostitutiva di Irpef e addizionali al 5%, e di tutti i benefici del vecchio regime dei minimi, saranno esonerati dalla ritenuta d’acconto, ma dovranno in fattura «rilasciare un’apposita dichiarazione, dalla quale risulti che il reddito cui le somme afferiscono è soggetto ad imposta sostitutiva».
In particolare, nella circolare ministeriale 8E del 26.01.01 par. 1.7 dell’Agenzia delle Entrate, è specificato che “i contribuenti interessati rilasceranno al sostituto d’imposta un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i redditi cui le somme afferiscono sono soggetti ad imposta sostitutiva. In caso di decadenza dai regimi agevolati, i contribuenti dovranno fornire tempestivamente comunicazione al sostituto”.
È quindi sufficiente fare detta dichiarazione senza formalità. Va fatta ai committenti che sono obbligati a fare da sostituti d’imposta, e non ai clienti committenti privati. Come da istruzioni ministeriali, la dichiarazione andrebbe fatta al sostituto di imposta in un momento anteriore al pagamento e all’emissione della fattura.

Esempio di dichiarazione:

Il/La sottoscritto/a <nome-cognome>, esercente attività di ……… con domicilio fiscale in ………., avente partita IVA n. …… e codice fiscale n. ……..,

DICHIARA

  • di svolgere la propria attività nell’ambito del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità ai senso dell’art. 1 commi 96-117, legge 244/2007 come modificato dall’articolo 27, DL 98/2011, essendo in possesso del necessari requisiti;
  • di assoggettare i ricavi/compensi realizzati nell’ambito della propria attività all’imposta sostitutiva del 5% prevista dall’articolo 27, comma 1, Dl 98/2011.

In fede

Luogo, data

Firma

Il nuovo regime ha durata limitata di 5 anni, calcolati a partire dall’anno di inizio dell’attività, e si applica a coloro che hanno iniziato la professione dopo il 31 dicembre 2007 o che l’intraprenderanno dopo il 1 gennaio 2012, purché in possesso dei requisiti di accesso e permanenza nel regime dei vecchi minimi (legge 244/2007, art.1, commi 96-99) e di quelli espressi dalla legge istitutiva dei “super-minimi” (non aver esercitato nei 3 anni precedenti un’attività in forma associata o familiare; non proseguire un’attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro autonomo o dipendente; non continuare un’attività d’impresa di un altro soggetto i cui ricavi, realizzati nel periodo precedente a quello d’imposta, siano superiori a 30mila euro).

Eccezioni per chi è in mobilità o ha perso il lavoro

Quanto alla condizione di accesso ai superminimi secondo la quale la nuova attività non deve essere in alcun modo, una mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente, l’Agenzia chiarisce che ciò non costituirà un impedimento per l’ingresso nei “super-minimi” se il contribuente dà prova di aver perso il lavoro o di essere in mobilità per cause indipendenti dalla propria volontà.

 La durata

In merito alla durata viene inoltre chiarito che con “inizio di attività” si fa riferimento non all’apertura della Partita IVA, bensì all’inizio effettivo dell’attività stessa.
Inoltre viene anche chiarito che nel nuovo regime è possibile permanervi per il periodo d’imposta di inizio attività e per i successivi quattro, ma i più giovani potranno beneficiarvi per più tempo, ovvero fino al compimento del 35° anno di età e senza dover esprimere alcuna opzione. Dunque il limite temporale viene ampliato solo per chi, allo scadere del 5° anno di attività, non abbia ancora raggiunto i 35 anni.
E’ chiaro, dunque, che l’accesso o la permanenza nel nuovo regime non sono legati al requisito dell’età, che costituisce solo un’agevolazione per i più giovani. Potrà, quindi, beneficiare delle nuove agevolazioni anche chi ha oltrepassato i 35 anni purché rispetti il limite temporale dei 5 anni sopra indicato.
Chi, però, ne esce per scelta o per decadimento dei requisiti, non potrà più rientrarvi. 

 Ulteriore esenzione: lo spesometro

I “superminimi” sono anche esonerati dall’obbligo di effettuare la comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto di importo superiore a 3mila euro, prevista all’articolo 21, comma 1, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78.  

 Il “regime contabile agevolato”

Se si conservano i requisiti che permettevano l’accesso al regime dei vecchi minimi, previsti dalla legge 244/2007 (fatturato inferiore a 30mila euro, assenza di dipendenti o collaboratori, acquisto limitato di beni strumentali, etc..) ma non si può beneficiare del regime fiscale di vantaggio 2012 o se ne fuoriesce, sia che si era in regime ordinario, dei minimi, o delle nuove iniziative, vi sarà la possibilità di aderire al regime contabile semplificato.

Si ricorda che i vantaggi per tale regime sono:
–   l’esonero dalla registrazione e tenuta delle scritture contabili, rilevanti ai fini delle imposte dirette, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’Iva, nonché dalle liquidazioni e dai versamenti periodici rilevanti ai fini delle imposte dirette e dell’Iva (Dpr. 23 marzo 1998, n. 100);
–   l’esonero dalla tenuta del registri dei beni ammortizzabili;
–   l’esonero dal pagamento dell’Irap (di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446) e dalle liquidazioni e dai versamenti periodici dell’IVA.

Resteranno:
–   l’obbligo di conservare i documenti ricevuti ed emessi (articolo 22, dpr 29 settembre 1973, n. 600);
–   il pagamento delle addizionali Irpef locali, i versamenti e le liquidazioni annuali dell’IVA;
–   comunicazione annuale iva (da effettuarsi entro febbraio di ogni anno, nei casi previsti)
–   invio dello speso metro entro aprile di ogni anno (e tale obbligo, se non verrà abolito, di fatto inficerà il beneficio di non dover tenere una contabilità su appositi programmi).

Assoggetta inoltre i contribuenti agli studi di settore.
Questo nuovo regime, pertanto, non accoglierà solo i soggetti che fuoriescono dal regime dei minimi, ma diventerà il regime naturale anche per quelle persone fisiche che rispettano le condizioni «originarie» dei minimi, ma non quelle introdotte dalla manovra estiva 2011.

Anche il regime contabile semplificato (comma 3, art. 27 legge 98/2011) – previsto per chi pur avendo i requisiti previsti dalla legge 244/2007 relativi al vecchio regime dei minimi, non rientra nelle nuove agevolazioni – viene applicato non solo ai vecchi contribuenti minimi ma anche a chi aveva aderito al regime delle nuove iniziative o a quello ordinario.

Per informazioni più dettagliate:
http://www.fiscoetasse.com/tag/contribuenti_minori_e_minimi


7) STUDI DI SETTORE

Gli psicologi e gli studi di settore
Per cercare di orientarsi nel mondo complesso ed articolato degli studi di settore è necessario provare a definirli e a “decifrare” alcuni codici che li caratterizzano.
Gli studi di settore nascono da un accordo di reciproca collaborazione tra Amministrazione finanziaria, associazioni di categoria e ordini professionali. La capacità di produrre ricavi o conseguire compensi, anche all’interno di attività identiche, può modellarsi al variare degli elementi strutturali, del mercato di riferimento o del territorio.
Gli “studi di settore” sono stati, pertanto, concepiti per essere utili al Fisco, ma al tempo stesso al professionista, e a tutto il sistema Paese.
Per gli psicologi gli Studi di Settore sono entrati in vigore a partire dalla dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2000 (ovvero il modello Unico 2001) con il codice SK20U “attività professionale svolta da psicologi”.
Con il decreto approvato del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 24 marzo 2005, pubblicato nella G.U. n. 74 del 31 marzo 2005, lo studio di settore TK20U ha sostituito, a partire dal periodo d’imposta 2004, lo studio SK20U.

In cosa consiste lo studio di settore?
Lo studio di settore è un metodo di determinazione del reddito a base statistica mediante il quale, sulla scorta dei dati contabili ed extra-contabili forniti dal professionista, vengono determinati i ricavi “minimi” di lavoro autonomo che devono essere dichiarati.
Grazie all’utilizzo di elementi contabili ed extra-contabili si giunge alla determinazione forfetaria del reddito del soggetto. Si individuano le caratteristiche proprie dell’attività svolta da quel medesimo soggetto, prendendo in considerazione: l’area geografica in cui si trova, la tipologia di attività esercitata e le eventuali specializzazioni, le ore dedicate all’attività, l’utilizzo o meno di personale dipendente o di collaboratori, la dimensione dei locali nei quali svolge la propria attività, le spese sostenute per le utenze, il valore dei beni strumentali impiegati nell’attività, le spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento professionale, ecc.
Che cos’è Ge.Ri.Co?
Il prodotto software utilizzato per la determinazione dei ricavi in base agli Studi di Settore prende il nome di Ge.Ri.Co. (GEstione dei RIcavi o COmpensi). A parità di dati contabili, il ricavo stimato dal software potrà avere una entità diversa a seconda del gruppo omogeneo in cui il professionista è stato preliminarmente collocato. La collocazione del professionista all’interno di un determinato gruppo (il cosiddetto “cluster” di appartenenza) avviene in base alle caratteristiche strutturali della sua attività, individuate principalmente tramite quella serie di elementi extra-contabili che il professionista stesso ha dovuto indicare in sede di compilazione del proprio Studio di Settore.
Ge.Ri.Co calcola tre diversi indici: quello relativo alla congruità, quello relativo alla coerenza e quello che deriva dall’analisi della normalità economica. In particolare, mentre le analisi di congruità e di coerenza sono quelle che sono state tradizionalmente utilizzate per la definizione e l’applicazione degli studi di settore, l’analisi della normalità economica è stata introdotta a partire dall’anno di imposta 2006, a seguito delle disposizioni contenute nel comma 14 dell’articolo unico della legge Finanziaria per il 2007.
La correttezza dei comportamenti del contribuente monitorata da Ge.Ri.Co dipende, in definitiva, da valutazioni che riguardano tre distinti aspetti: la congruità dei ricavi o dei compensi, la “normalità” economica e la coerenza degli indicatori economici.

Ciascuno di tali aspetti viene considerato autonomamente dal software, per cui si può avere la non congruità (con o senza applicazione degli indicatori di normalità economica) accompagnata dalla coerenza e, viceversa, l’incoerenza unita alla congruità (è anche possibile, ovviamente, la non congruità accompagnata dalla non coerenza). Nel paragrafo successivo si entrerà maggiormente nel dettaglio.
Per quanto concerne in particolare l’aspetto relativo alla coerenza Ge.Ri.Co. è in grado di verificare la regolarità dei principali indicatori economici caratterizzanti l’attività svolta dal contribuente (i quali sono predeterminati, per ciascuna attività, dallo studio di settore approvato). La regolarità di tali indicatori viene valutata rispetto ai valori minimi e massimi assumibili con riferimento a comportamenti normali degli operatori del settore che svolgono l’attività con analoghe caratteristiche.

Quando si è soggetti ad accertamento?
Come si è già accennato attraverso l’inserimento nel software Ge.Ri.Co dei valori delle variabili contabili ed extra-contabili richiesti, lo studio di settore consente di effettuare tre diverse analisi in base a cui verificare la posizione del contribuente in ordine alla sua “normalità statistica”:
1. analisi della congruità;
2. analisi della normalità economica;
3. analisi della coerenza.
Le evoluzioni della normativa in merito agli indici degli studi di settore ne hanno vista una rapida trasformazione soprattutto per quanto riguarda il “peso” fino ad essere definite come “presunzioni semplici”: in sostanza il fatto di non rientrare nei parametri (congruità e coerenza) degli studi di settore NON E’ sufficiente a giustificare un accertamento. Gli studi di settore NON SONO UNO STRUMENTO DI ACCERTAMENTO AUTOMATICO. Adeguarsi o meno ai parametri di congruità fissati dagli studi di settore è una scelta libera dei contribuenti. Solo nel caso in cui gli studi dovessero rappresentare una presunzione legale (cosa che ora non è) allora lo scostamento dai calcoli di Gerico metterebbe il contribuente nella posizione di dover fornire la prova contraria alla presunzione fissata dal legislatore
Per l’anno d’imposta 2006, l’art. 1, comma 14, della Legge n. 296 del 27 dicembre 2006 (Legge Finanziaria 2007) ha previsto che, ai fini dell’applicazione degli studi di settore, si debba tener conto anche di specifici indicatori di normalità economica di significativa rilevanza, idonei alla individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi fondatamente attribuibili al contribuente in relazione alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta.
Tali indicatori di normalità economica, approvati con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 20 marzo 2007, hanno natura transitoria e verranno applicati fino al momento dell’elaborazione e revisione degli studi di settore già in vigore.
Gli indicatori di normalità economica, individuati dal decreto del 20 marzo 2007 per i titolari di reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni, sono i seguenti:
– o rapporto ammortamenti su valore storico dei beni strumentali mobili;
– o maggior compenso risultante dall’applicazione della resa oraria per addetto o della resa oraria del professionista.

Per ciò che concerne la non coerenza, tale anomalia potrà essere utilizzata per la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo ordinario. Può essere più “pericolosa” di una non congruità, proprio perché pur non facendo scattare in automatico nessun tipo di accertamento, potrebbe essere utilizzata come motivo di verifica ordinaria presso il contribuente, con conseguente accesso presso la sede operativa dello stesso, richiesta di esibizione delle scritture contabili, ecc.

I controlli dovranno verificare se la mancata coerenza derivi da comportamenti fiscalmente irregolari o da insufficienze o “iperefficienze” produttive o da inefficienza o “iperefficienza” organizzativa dell’attività professionale.
derivante da un controllo ordinario è più “pericoloso” di un accertamento da Studi di Settore in quanto non è prevedibile e comporta la presenza dei verificatori in studio, con conseguente interferenza che tale attività di controllo comporta nel normale svolgimento dell’attività professionale.


8) INTERVISTA AL COMMERCIALISTA DOTT. TORAZZA

Nel corso delle attività del Gruppo di Lavoro Area Giovani, un gruppo di colleghi ha intervistato il dott.Torazza, dottore commercialista a disposizione degli Iscritti all’Ordine, ponendogli le seguenti domande:

  1. Quando per uno psicologo è necessario aprire una partita IVA?
  2. Ci sono alternative all’apertura della partita IVA?
  3. Quali sono gli obblighi che apertura di una partita IVA comporta?
  4. Quali sono le peculiarità del regime dei contributi minimi?
  5. Quali sono le caratteristiche per rientrare nel regime fiscale agevolato?
  6. È possibile realizzare al contempo una attività libero professionale con questo regime agevolato, e una attività da dipendente?
  7. Per quanto tempo si può mantenere il regime agevolato?
  8. Quali sono i costi che il professionista può detrarre/dedurre?
  9. Cos’è l’ENPAP e quando è necessario che uno psicologo si iscriva?


9) “101 QUESTIONI DI FISCO: DOMANDE E RISPOSTE PER PSICOLOGI” A CURA DELL’ENPAP

E’ stato realizzato a cura di ENPAP l’e-book “101 questioni di fisco: domande e risposte per psicologi”. La versione del volume aggiornata a Ottobre 2015 è scaricabile al link seguente.
Ebook


10) CIRCOLARI DEL COMMERCIALISTA

In questa sezione è possibile scaricare le circolari in arrivo dal commercialista dott. Torazza che sono divise per anno solare.