Pubblicità: come ottenere un parere in merito

Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2017

FAQ sulla pubblicità professionale sulle novità introdotte dalla Legge 248/06

In seguito all’entrata in vigore della Legge n. 248/2006 (c.d. Legge Bersani), con l’obiettivo di fornire maggiori chiarimenti su alcuni aspetti della materia, di seguito vengono riportate alcune fra le domande più frequenti in tema di pubblicità professionale, e relative risposte.

1) Procedura per la domanda di pubblicità 
2) Quali sono i principali ambiti di applicazione della Legge Bersani nei riguardi della pubblicità professionale? 
3) Quali sono le principali fonti normative per la pubblicità professionale? 
4) Che cos’è la pubblicità professionale? 
5) In quali casi non è consentita la pubblicità professionale? 
6) Considerazioni a proposito di tariffe e onorario “minimo” 
7) Quali sono i principali contenuti del messaggio pubblicitario (Artt. 4 e 5 dell’Atto d’indirizzo)? 
8) Quali sono le principali Forme di pubblicità (Art. 2 Atto d’indirizzo)? 


1) Procedura per la domanda di pubblicità

Gli psicologi iscritti all’Ordine degli Psicologi della Liguria o coloro che vogliano farsi pubblicità nella nostra Regione potranno procedere a diffondere i loro testi pubblicitari senza essere vincolati al rilascio di alcuna autorizzazione preventiva da parte dell’Ordine, pur essendo tenuti a seguire l’Atto di indirizzo in tema di Pubblicità emanato dal CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi).

Atto di indirizzo in tema di pubblicità.

Gli iscritti potranno richiedere un parere facoltativo di conformità per il messaggio pubblicitario tramite i seguenti moduli:

Biglietti da visita, timbri, carta intestata
Pagine Gialle, Elenchi telefonici
Siti Internet e Pagine Web
Targhe

Nella domanda va riportato in forma completa:
– il contenuto integrale del messaggio con i dati personali, i titoli professionali e specializzazioni, ecc. (artt. 4 e 5 dell’Atto d’indirizzo);
– il tipo di mezzo pubblicitario che s’intende utilizzare (targa, inserzione su elenchi,pagine web, etc.);
– le caratteristiche del servizio offerto;
– il contesto in cui s’intende diffonderlo (ad esempio presso un poliambulatorio specialistico, scuole, etc.).

Tramite lo strumento dell’autocertificazione l’iscritto è agevolato nel predisporre la domanda in quanto può dichiarare, ai sensi DPR n. 445/2000 (allegando alla domanda copia di un documento valido d’Identità), sotto la sua personale responsabilità di possedere i titoli o le esperienze professionali in quei specifici ambiti o aree della psicologia, qualora questi siano espressamente riportati nel messaggio informativo che intende diffondere, senza più l’obbligo di fornire ulteriore documentazione probante. Si richiama, pertanto, l’attenzione degli iscritti sulle responsabilità personali (di tipo penale), previste dal DPR 445/2000 in caso di dichiarazioni non veritiere.

Si ricorda, inoltre, che per lo Psicologo libero professionista non c’è più l’obbligo di allegare alla comunicazione da rivolgere all’Ordine la richiesta di autorizzazione del Sindaco, fermo restando il rispetto delle normative dell’Amministrazione comunale.


2) Quali sono i principali ambiti di applicazione della Legge Bersani nei riguardi della pubblicità professionale?

La Legge Bersani ha introdotto diversi cambiamenti rispetto alla situazione precedente, superando la vecchia distinzione in pubblicità sanitaria/non sanitaria e configurando una distinzione sostanziale tra Psicologo Libero Professionista (con regolare partita IVA ed iscritto all’Albo professionale) e Psicologo che esercita la professione come Dipendente nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) o in convenzione con esso. Pertanto solo in quest’ultimo caso rimangono ancora valide e applicabili le disposizioni della normativa precedente, in particolare la L.175/1992 e il D.M. n.657/1994.


3) Quali sono le principali fonti normative per la pubblicità professionale?

La cornice normativa e i regolamenti cui fare riferimento per la pubblicità professionale sono:
– l’art. 2 della legge n. 248/2006;
– il Codice Deontologico degli Psicologi ( artt. 2, 8, 38, 39, 40);
– l’Atto di indirizzo del Consiglio Nazionale in tema di pubblicità;

Inoltre, per i colleghi che esercitano la professione di psicologo come dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale o in convenzione con esso, sono ancora vigenti la L.175/1992 e il D.M. n.657/1994.


4) Che cos’è la pubblicità professionale?

In base all’analisi del testo della legge Bersani e dell’Atto d’indirizzo del Consiglio Nazionale, è stato ribadito ancora una volta come la pubblicità professionale debba essere intesa e realizzata come servizio per l’informazione alla collettività, teso a rispondere ad un’esigenza conoscitiva da parte del potenziale cliente/utente.
Il legislatore, utilizzando il principio della libera concorrenza nelle prestazioni professionali ha inteso porlo al servizio della tutela dell’utente/cittadino consumatore al fine di una sua libera scelta del professionista a cui rivolgersi, in tal senso la pubblicità professionale è da intendersi essenzialmente come un servizio di informazione alla collettività per orientare l’utente nella scelta del professionista che più corrisponde al suo effettivo bisogno (ad esempio chi soffre di attacchi di panico beneficia del fatto di sapere che il dr. Mario Rossi, psicologo, ha una specifica competenza e preparazione professionale nell’area dei Disturbi d’Ansia), mettendo in connessione, l’offerta con la domanda di Psicologia o di Servizi Psicologici.

In definitiva allo Psicologo è posto come preciso dovere professionale quello di …aiutare il pubblico e gli utenti a sviluppare in modo libero e consapevole giudizi, opinioni, e scelte. (art. 39 C.D.).


5) In quali casi non è consentita la pubblicità professionale?

Non sono consentiti messaggi pubblicitari che non rispondono ad un’esigenza conoscitiva/informativa da parte del potenziale cliente né qualora risultano essere lesivi per l’immagine e la dignità della professione. In particolare, non sono consentiti messaggi di tipo auto-promozionale finalizzati al procacciamento della clientela, soprattutto se in contrasto con il principio deontologico della colleganza tra colleghi (ad esempio la pubblicità comparata); di tipo surrettizio o ingannevole, ossia inducente false o eccessive aspettative nell’utente (ad esempio la speranza di una completa e rapida guarigione, cadendo/scadendo nello stereotipo negativo “del guaritore”) o di tipo meramente commerciale quali slogan, pubblicità “strillata”.


6) Considerazioni a proposito di tariffe e onorario “minimo”

Tra i requisiti di base per un adeguato esercizio professionale si pongono:
– la formazione di base;
– i tirocini professionalizzanti;
– l’aggiornamento continuo;
– la conoscenza e il rispetto delle norme deontologiche;
– mantenere livelli minimi tariffari che permettono di erogare prestazioni in condizioni oggettivamente adeguate.

E’ notorio che qualsiasi bene o servizio ha un livello minimo di costi di produzione da sostenere al di sotto del quale la qualità non può essere garantita. Questo elementare principio vale sia per la produzione di beni materiali e ancor più per le prestazioni e i servizi di un professionista, il quale da sempre sottoposto alla liberalizzazione a livello libero professionale, ne determinerebbe una situazione fortemente impattante sulla qualità dei servizi psicologici resi all’utente/paziente finale (se impostata esclusivamente in una logica al ribasso) con effetti non trascurabili sulla professione in generale e sul singolo professionista.


7) Quali sono i principali contenuti del messaggio pubblicitario (Artt. 4 e 5 dell’Atto d’indirizzo)?

La pubblicità informativa può avere il seguente contenuto, sulla base dei criteri di trasparenza e di veridicità del messaggio e in un’ottica di servizio alla collettività:

  1. Dati Personali: nome, cognome, n. d’iscrizione all’albo, indirizzo, numero telefonico ed eventuale recapito del professionista, orario delle visite e di apertura al pubblico, indirizzo e-mail, etc.;
  2. Titoli di Studio:
    1. Titoli di Laurea come Dottore in psicologia con l’eventuale menzione dell’indirizzo specifico;
    2. Titoli di Specializzazione come:
      1. Specialista in… (titolo della scuola di specializzazione universitaria ad esempio del ciclo di vita, psicologia clinica);
      2. Specialista in Psicoterapia se il diploma è stato ottenuto con un corso di specializzazione in psicoterapia attivato presso un istituto privato riconosciuto dal MIUR.
    3. Titoli di Formazione post-laurea: corsi di Perfezionamento, Master universitario, etc..
  3. Titoli Professionali come Psicologo, Psicologo – Psicoterapeuta … con possibile indicazione del setting, dell’indirizzo e dell’area di riferimento;
  4. Titoli di Carriera, accademici e di ruolo in campo psicologico, come psicologo dirigente, professore in… (materia di insegnamento psicologico) con eventuale menzione di ordinario, associato, a contratto o ricercatore universitario specificando l’Università o l’Istituto Statale di ricerca;
  5. Onorificenze concesse o riconosciute dallo Stato, come ad esempio Cavaliere o cariche istituzionali.

Per quanto riguarda le caratteristiche del servizio offerto è possibile pubblicizzare:

  1. l’area specifica nella quale si esercita la professione, ad esempio: psicologia del lavoro e delle organizzazioni, psicologia scolastica, psicologia di comunità, psicologia dello sport, psico-oncologia, neuropsicologia, psicologia del traffico, etc;
  2. i settori nei quali si è maturata l’esperienza professionale, ad esempio “Formazione psicologica per insegnati e genitori, “Elaborazione di progetti di comunità;
  3. il setting o ambito: terapia individuale, terapia di gruppo, terapia familiare e/o di coppia, terapia infantile e/o dell’adolescente, etc;
  4. l’indirizzo teorico clinico di riferimento relativo alla formazione conseguita, ad esempio psicoanalitico, psicodinamico, sistemico, cognitivo-comportamentale, analitico- transazionale.

E’, inoltre, possibile pubblicizzare i costi complessivi delle prestazioni offerte. La misura del compenso indicato deve essere adeguata all’importanza dell’opera ed al decoro della professione secondo i principi dettati dall’art. 2233 del Codice Civile, nonché dal Codice deontologico degli psicologi italiani. Per quanto attiene l’esercizio della professione resa nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, si deve fare riferimento alle tariffe in vigore ad esso relative.

Per inciso, va rilevato come l’Atto d’indirizzo vieti esplicitamente l’utilizzo del termine “esperto” in quanto ritenuto …fuorviante per la trasparenza del messaggio.


8) Quali sono le principali Forme di pubblicità (Art. 2 Atto d’indirizzo)?

Agli iscritti è consentita la pubblicità mediante:
– targhe;
– inserzioni sugli elenchi telefonici, sugli elenchi generali di categoria, attraverso i periodici destinati agli esercenti le professioni sanitarie ed attraverso giornali, quotidiani e periodici di informazione;
– inserzioni sulle pagine Web e sito Internet;
– inserzioni su carta intestata, su biglietti da visita;
– ogni altro mezzo.

purché …venga realizzata secondo criteri di trasparenza e di veridicità del messaggio e in un’ottica di servizio alla collettività, prestando particolare attenzione alla sua influenza sull’utenza e al rispetto del decoro e della dignità della professione, ai sensi degli artt. 2, 8, 38, 39, e 40 del Codice Deontologico degli Psicologi.

Tutto ciò rimane nell’ambito di una pubblicità informativa e al Consiglio dell’Ordine, nella sua veste di rappresentante istituzionale della Professione, è demandato il compito di verificare il messaggio secondo i criteri di trasparenza e veridicità nell’ambito della garanzia della qualità delle prestazioni professionali a tutela dell’utente, nonché adoperarsi nella promozione della tutela e del rispetto della dignità della professione.

APPROFONDIMENTI

Pubblicità nelle pagine WEB

Anche la pubblicità su Internet va intesa e realizzata come servizio di informazione per la collettività, pertanto il messaggio deve essere veritiero e formulato in termini oggettivi, senza alcuna finalità promozionale e nel rispetto della dignità professionale e conforme ai criteri della serietà scientifica e alla tutela dell’immagine professionale. Utilizzando come metafora la targa professionale (apposta sulla porta dello studio), nell’home page del sito dovranno trovare spazio innanzitutto quei dati che meglio informano l’utente sulla persona del professionista e sulle qualifiche professionali da esso possedute, quali i dati identificativi personali, i titoli professionali e le specializzazioni.
In generale i siti o le inserzioni in siti Web possono contenere, oltre a quanto previsto dagli artt. 4 e 5 dell’Atto di indirizzo, anche informazioni di carattere descrittivo circa le caratteristiche del servizio professionale offerto, oltre a materiale culturale-scientifico afferente in generale alla Psicologia (ad esempio con tesi di laurea, articoli e proprie pubblicazioni con precise indicazione delle fonti bibliografiche, recensioni libri, progetti professionali, etc) e ad informazioni inerenti al curriculum formativo e professionale dell’iscritto. Anche in questo caso può essere utile, come indicazione generale, nello stilare e predisporre il messaggio, nella parte relativa alla descrizione del servizio offerto, consultare il Ns Tariffario dove sono descritte gli ambiti e le prestazioni professionali dello Psicologo.

A quale Ordine si deve rivolgere la domanda di pubblicità, in caso di messaggio diffuso in più regioni?

L’art. 3 dell’Atto di indirizzo prevede che qualora l’informazione pubblicitaria agisca su un territorio pluriregionale o nazionale (come nei casi delle pagine Web), la domanda va inoltrata all’Ordine di iscrizione.

Iter di valutazione interna della domanda e tempi di risposta

Per le domande di pubblicità “semplici” (artt. 4 e 5 Atto d’indirizzo), riportanti i soli dati anagrafici e personali dell’iscritto e i titoli professionali, eventuale specializzazione come ad esempio “Dr. Mario Rossi, Psicologo-Psicoterapeuta, Master in .; Psicologia Giuridica, riceve su appuntamento, indirizzo, telefono etc.”, i tempi di comunicazione di un eventuale parere di non conformità, si riducono significativamente (a circa 30 giorni che corrisponde alla prima data utile in cui si riunisce il Consiglio). Diversamente il tempo di attesa può dilatarsi qualora si tratti di messaggi pubblicitari più complessi e articolati che richiedono maggiore tempo per il loro approfondimento come da Atto di Indirizzo del CNOP.

Funzioni dell’Ordine

In sintesi l’attività dell’Ordine si esplica essenzialmente in:

  1. una funzione di verifica rispetto alla divulgazione del messaggio pubblicitario in base a criteri di trasparenza e veridicità (che potrebbe avere contenuto ingannevole o lesivo dell’immagine dello psicologo);
  2. una facoltà inibitoria, anche ad utilizzo iniziato, alla diffusione di messaggi in cui emerga la non veridicità/trasparenza di quanto affermato;
  3. una facoltà di procedere disciplinarmente nei confronti di chi:
    – proceda alla diffusione di messaggi difformi dal parere espresso dall’Ordine;
    – invia documenti o faccia dichiarazioni false o comunque non trasparenti.